In viaggio verso le Indie, quelle vere

Il grande merito degli abitanti della Guinea (nuova) è stato scoprire che masticando la canna da zucchero si poteva ottenere un grande apporto calorico. Ma il loro apporto alla causa dei futuri Rum Runner non si fermò qui. Se infatti all’inizio questi primitivi erano più simili a dei ruminanti, con il passare del tempo impararono a coltivare con sempre maggiore abilità questo vegetale e svilupparono anche nuovi strumenti per delle pratiche che fino ad allora erano sconosciute, come la spremitura. Se il lavoro di macinatura della canna da zucchero può essere svolto da qualche utensile a te non resta altro da fare che berne il succo, TOP direte voi! Emerge però (dannati però) un problema.

Il succo della canna da zucchero purtroppo tende prima ad ossidarsi e poi a diventare rancido in breve tempo, soprattutto nei climi tropicali in cui cresce così bene. Ebbene questi geni scoprirono che bollendo il succo non solo esso si manteneva più a lungo ma che diventava anche più denso e molto più dolce. Finita qui? Eh no, riscaldando nuovamente questo sciroppo simile al miele si formavano dei cristalli. Sì avete capito bene, era nato lo zucchero.

Gli abitanti della attuale Nuova Guinea (non ho idea di come si chiamino) oltre che dei maghi della chimica si rivelarono anche bravi navigatori e commercianti. Non appena capirono di avere fra le mani un tesoro inaudito (provate ad immaginare lo shock di mangiare una zolletta di zucchero per chi era avvezzo a nutrirsi di carne più o meno cotta, erbe e bacche) cercarono nuovi mercati ed arrivarono in Cina e nella vicina India. Siamo nel 1000 avanti Cristo, ci troviamo di fronte ad un viaggio di scoperte produttive e geografiche di 7000 anni.

In India lo zucchero trovò subito un mercato molto favorevole e ben disposto. In alcuni testi sacri Hindu e precisamente nell’Arthashastra si fa riferimento a un “vino”, frutto della lavorazione del succo di canna, chiamato “gaudi” e a un alcolico più forte utilizzato durante alcune cerimonie religiose chiamato “amlasidhu”. Lo zucchero in sè aveva numerosi utilizzi soprattutto di carattere medico e rituale. Si formò un vero e proprio ciclo produttivo attorno alla canna da zucchero. Il succo veniva fatto bollire per ricavarne cristalli che venivano compressi fino a formare delle barrette chiamate “khanda” (la parola inglese candy, dolciume, viene proprio da questa parola indiana). Il prodotto di scarto, una sorta di melassa con ancora numerose componenti zuccherine, veniva fermentata (per ottenere un vino dolce) e probabilmente distillata (per ottenere un liquore più forte utilizzato in numerose cerimonie) e la parte fibrosa della pianta, che non poteva essere utilizzata in altri modi, veniva data in pasto agli elefanti da lavoro che già all’epoca caratterizzavano i trasporti pesanti e le attività agricole in India. I riferimenti a quanto scritto sopra sono datati in un periodo che va dal 375 avanti Cristo al 250 dopo Cristo ma si pensa che si riferiscano a pratiche e costumi presenti da svariati secoli prima del documento scritto.

Che cavalcata eh? Beh la prossima puntata vedrà un aumento considerevole della velocità di spostamento e per darvi un indizio vi lascio con un immagine.

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