Phraya, si dà un po’ di arie…

Mi sono ritrovato questa bottiglia all’interno di un lotto che ho preso all’asta, non credo l’avrei mai comprato di mia spontanea iniziativa ma ormai tanto vale assaggiare questo Phraya Rum. Premetto subito che siamo di fronte ad un rum perlomeno sufficiente infarcito e bombato di marketing e storie più o meno romanzate legate all’artigianalità, ma come ben sapete non è il solo.

❓️ Rum Thailandese, distilleria SangSom, la più antica distilleria di Rum della Thailandia, in attività dal 1977, giuro. Il pro è che usano solo canna da zucchero thai, il contro è che viene prodotto in un impianto industriale multi colonna. È un blend di Rum invecchiati dai 7 ai 12 anni in botti ex bourbon, in clima thailandese

👃Molto ricco, per certi aspetti quasi troppo. Molta frutta iper matura, un sacco di vaniglia e mou. Ricorda miele e resina. L’alcool non mi sembra molto ben integrato e tende ad emergere troppo durante la degustazione.

👅 Estremamente morbido all’inizio, con note dolci evidenti ma non stucchevoli, tende a diventare un pochino più secco e speziato verso la fine, ma sempre all’interno di un quadro di dolcezza generale.

♨️ Finale abbastanza breve, dominato dalla vaniglia, dalla vaniglia e con un leggero sentore di vaniglia.

A chi lo consiglierei? A chi il Rum lo beve dolce e vanigliato.

Bottiglia: per me è po’ troppo cringe, 5
Olfatto: 7 (ricco ma alcool slegato)
Palato: 6 (se piace il genere è ok)
Finale: 5
Rapporto qualità prezzo: 6
Giudizio finale (media): 5,8

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