Sì ma dove è il Rum? Barbados e Brasile, Rum e Cachaca

Nell’ultimo capitolo di questa storia abbiamo lasciato il figlio di Cristoforo Colombo intento a creare la prima piantagione di canna da zucchero su Hispaniola. I massacri operati dai coloni e le malattie portate dagli europei nel nuovo mondo hanno quasi sterminato l’intero popolo Taino e per sopperire alla mancanza di mano d’opera vengono deportati migliaia di schiavi dall’Africa. Sul palcoscenico delle conquiste coloniali si affacciano molti attori. La notizia della scoperta di un nuovo mondo corre veloce per le corti europee e ben presto le isole caraibiche, il centro e il sud America diventano il terreno di scontro di Inghilterra, Spagna, Portogallo, Olanda e Francia.

L’interesse spagnolo per la produzione e il commercio di zucchero dura davvero poco. Spinti dalla febbre dell’oro si spostano dalle isole al centro America alla ricerca di metalli e gemme preziose, portando alla stessa tragica fine dei Taino anche lo popolazioni originarie di quei territori. Questo vuoto politico e militare lascia i Caraibi alla mercè di Olandesi e Britannici, molto interessati alle potenzialità produttive di questi territori vergini. I portoghesi puntano invece al sud America, impiantando colonie e piantagioni sulle coste atlantiche del Brasile.

La storia di conquiste e successive perdite di avamposti commerciali, intere regioni e annessi industriali richiederebbe la stesura di un volume storiografico di cui non sono assolutamente capace. Credo che basti sapere che dal 1550 in poi le isole caraibiche e i paesi continentali che si affacciano in quel pezzo di oceano saranno teatro di scontri militari che caratterizzeranno per sempre la cultura e le abitudini di quei paesi, passando per il vocabolario e il nome di tanti luoghi che oggi per esempio troviamo anche su molte bottiglie di Rum (come UITVLUGT, che si pronuncia Ailuv, e che nonostante si trovi in Guyana britannica ha origini olandesi).

Finora abbiamo parlato di distillazione da canna da zucchero solo all’inizio di questo breve percorso storico. Effettivamente nonostante i documenti storici parlino sporadicamente di bevande spiritose provenienti dal trattamento dei sotto prodotti dello zucchero non c’è un vero mercato per un progenitore del Rum, anche perché la parola Rum ancora non esiste.

Il testo di Richard Ligon del 1657 sulla storia delle Barbados cita sia un distillato proveniente dalla canna da zucchero (il kill devil) descrivendolo come qualcosa di quasi imbevibile e potenzialmente letale sia le strutture di una tipica piantagione con tanto di area dedicata alla distillazione, con semplici alambicchi single pot still. L’origine del Rum non è chiara anche se parecchi studiosi concordano nel dire che probabilmente tutto comincia con concessioni fatte all’enorme popolazione di schiavi africani presenti nelle colonie. In quel periodo l’umanità ha dato forse il peggio di sé continuando e implementando la pratica della schiavitù. Questi schiavi africani lavoravano a ritmi impensabili oggigiorno, in fondo non erano persone no? Erano sicuramente sacrificabili per i proprietari della piantagioni. A fine giornata cosa gli restava da fare? L’alcool poteva aiutare a sopportare le condizioni di vita a cui erano sottoposti? Forse sì. In Brasile gli schiavi delle colonie portoghesi distillano e consumano Cachaca (si legge Cascias). La Cachaca è il rum brasiliano che rum non è, di fatto i procedimenti e gli strumenti per la sua realizzazione assomigliano più al Clairin di Haiti che al rum come lo conosciamo oggi. A Barbados gli schiavi consumano Kill Devil, nome che verrà sostituito successivamente dal termine franco-inglese-latino Rum Buillon. È qui l’origine della parola Rum: di fatto è l’unione tra diversi termini. Rum indica in latino qualcosa di forte, in sanscrito roma sta per acqua e nella lingua inglese di quel periodo qualcosa di eccellente. In francese buillon significa un’ottima bevanda calda. Considerando la gradazione di questo distillato siamo arrivati facilmente a spiegare che Rum Buillon, e successivamente solo Rum (Ron e Rhum in spagnolo e francese) deriva da questi termini di provenienze diverse mischiati insieme.

Se pensiamo che nel 1620 arrivano a Barbados 80 coloni inglesi e 10 schiavi e dopo soli 20 anni gli abitanti fra coloniali e schiavi diventeranno 75000, è facile intuire come nel periodo fra il 1627 al 1775 possano essere stati deportati ai caraibi circa 1,5 milioni di schiavi dall’Africa. Di questi, 750000 vennero portati nella sola Jamaica dopo il passaggio al controllo inglese. Di fatto si calcola che 4 persone su 5 non lasciarono mai le colonie, è avvenuta una sostituzione etnica e i discendenti di questi popoli sono gli attuali abitanti di Jamaica, Barbados, Guyana e tutto il resto dell’intera regione. Si differenzia sotto questo punto di vista, e tanti altri, la prima isola scoperta da Colombo e nello specifico Haiti. La storia di Haiti merita un approfondimento che sarà oggetto di un articolo specifico.

Il cuore della produzione dello zucchero, e di conseguenza del Rum, era marcio fino al midollo, ma a quei tempi era questa la realtà. Barbados diventa velocemente la più fiorente delle colonie britanniche e non, sull’isola si coltiva solo canna da zucchero ed ogni piantagione ha la propria distilleria, perché non importa se il rum è una bevanda da schiavi, l’importante è massimizzare il profitto anche sullo scarto della produzione dello zucchero: la melassa. Si passa quindi da una produzione artigianale e fatta quasi per caso ad un vero circuito industriale in cui vengono riversate risorse economiche ed intellettuali. Il Rum ha infatti nel diciassettesimo secolo un sistema di controllo della qualità e della produzione che tutti gli altri distillati non si sognavano nemmeno. Vengono studiati nuovi metodi di raccolta, fermentazione e distillazione che porteranno alla genesi di diversi stili di distillato. Arrivano da tutta Europa tecnici e studiosi per migliorare le tecniche produttive. Le strade delle colonie nella produzione del rum cominciano a diversificarsi, per fortuna, e i risultati li vediamo ancora oggi nelle bottiglie che acquistiamo.
Questa coltivazione intensiva, finalizzata al raggiungimento del massimo profitto sul commercio di rum e zucchero, porta Barbados ad avere terreni sempre più poveri. Da regina incontrastata dello zucchero Barbados si ritrova a ridurre drasticamente le importazioni verso la madre patria e, dopo le conquiste coloniali inglesi nel nord America, a concentrarsi maggiormente sul commercio con questi territori. Di fatto si instaura un ciclo commerciale per cui l’Inghilterra trae profitto dal commercio interno fra le diverse colonie.

In questo periodo (1600 – 1750) i due luoghi di maggiore interesse economico per zucchero e rum sono Barbados da parte inglese e Guyana da parte olandese. Sta per affacciarsi però sul mercato il nuovo asso pigliatutto, è il momento della Jamaica. Ma ne parleremo la prossima volta!

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