Cristoforo Colombo, le Canarie, i Caraibi, la schiavitù

Ci eravamo lasciati con i naufraghi portoghesi che scoprono l’esistenza di Madeira, così de botto e senza senso. Ben presto l’isola si trasforma in un importante avamposto commerciale. L’isola è inoltre caratterizzata dalla presenza di un terreno particolarmente ricco e fertile, ben presto le vaste foreste vengono abbattute per impiantare grandi coltivazioni di grano e cereali. La sostenibilità economica di tali colture però vacilla, poichè i costi di trasporto dei cereali verso l’Europa sono insostenibili. La decisione di sostituire i campi di grano con piantagioni di canna da zucchero pare la più ovvia. Il clima subtropicale dell’isola infatti è perfetto per lo sviluppo delle piante e questa decisione porta Madeira a diventare il centro produttivo e commerciale dello zucchero più importante di Europa.

Di pari passo con lo sviluppo dell’industria della canna da zucchero sul suolo dell’isola comincia anche una pratica che per secoli caratterizzerà e renderà oscura tutta la filiera della lavorazione della canna da zucchero. Nel 1444 infatti approda sull’isola la prima nave carica di schiavi provenienti dall’Africa per l’impiego nelle piantagioni. Si tratta di un capitolo triste della storia umana, e della storia del rum, che per rispetto e dovere verso coloro che erano considerati sacrificabili deve essere comunque raccontata. Saranno infatti milioni gli africani ad essere rapiti e trasportati contro la loro volontà verso le colonie, con lo scopo di lavorare nelle piantagioni in condizioni inaccettabili. In questo periodo si sviluppa lo schema che caratterizzerà anche la produzione di zucchero e rum caraibica. Sono molti i coloni portoghesi che, liberamente, scelgono di partire per andare a lavorare a Madeira, in cerca di guadagni e una nuova vita. Si crea quindi un prototipo organizzativo in cui gli abitati europei delle colonie supervisionano le diverse fasi produttive, si occupano delle questioni tecniche ed amministrative mentre la manodopera composta da schiavi esegue i lavori più duri e massacranti.

Anche la Spagna, rivale politica ed economica del Portogallo, comincia l’impianto di vaste colture di canna da zucchero nei suoi avamposti commerciali: le isole Canarie. Nel 1953 accade però un fatto che cambia completamente gli equilibri commerciali di tutto il mediterraneo, il bacino più importante dell’epoca, e trasformerà drasticamente le posizioni politiche ed economiche delle nazioni che vi si affacciano. Fino a quel momento infatti si era creata una serie di rotte commerciali i cui principali nodi erano Genova e Venezia, i commerci fra l’oriente e l’occidente del mondo allora conosciuto si incrociavano in queste due importanti città. Con la caduta di Costantinopoli e l’aumento del controllo navale del mediterraneo da parte degli Ottomani risulta necessario trovare altre vie per raggiungere i ricchi territori dell’estremo oriente e far viaggiare le merci.

Tutti noi abbiamo studiato le vicende che hanno portato alla scoperta del “nuovo mondo”. Di fatto vi erano due scuole di pensiero circa la possibilità di raggiungere le indie per nuove strade: la maggior parte dei navigatori e studiosi dell’epoca era a favore della circumnavigazione del continente africano, impresa poi compiuta da Bartolomeo Diaz, mentre un’estrema minoranza pensava di poter raggiungere l’oriente continuando a navigare verso occidente. Cristoforo Colombo era all’epoca un agente di commercio genovese. Aveva un fratello che studiava come cartografo a Lisbona e probabilmente l’idea di questo folle viaggio venne da lui. Colombo si rivolge prima di tutto ad uno dei più importanti alleati di Genova nel commercio: il Portogallo. Questo tentativo si scontra però con lo scetticismo della corte.

Essendo che il nemico del tuo nemico è probabilmente tuo amico alla fine Colombo spende almeno due anni della sua vita facendo pressione sulle corti di mezza Europa, dalla Spagna all’Inghilterra, perorando la causa della sua impresa. Non avendo avuto molto successo alla fine ritorna a proporre l’idea ai sovrani di Spagna che questa volta accettano e forniscono a Colombo tre navi: due caravelle e una caracca (la Nina e la Pinta caravelle, la Santa Maria la caracca). Dopo aver fatto rifornimento di viveri e attrezzature alle Canarie, Colombo impiega 5 settimane per raggiungere quello che lui crede essere il Cipango (l’odierna Cina). In queste settimane di navigazione senza mai incontrare terraferma spesso gli equipaggi sono sull’orlo dell’ammutinamento, finchè la mattina del 12 ottobre 1492 Colombo e i suoi uomini mettono piede sulla terraferma. Hanno toccato terra nell’attuale santo Domingo, ribattezzando la spiaggia appena raggiunta san Salvador.

In quello stesso viaggio Colombo effettuerà incursioni esplorative ad Haiti e Cuba, avendo il primo incontro con le popolazioni indigene Taino. Lo scopo del viaggio era economico e subito l’esploratore si rende conto di essere davanti ad una fonte di enorme ricchezze. Oro, perle, tabacco e strani animali come i tacchini sono donati in grandi quantità dalle popolazioni originarie dei caraibi. Tutto ciò provoca una grande impressione sulla corte spagnola, che subito ordina una seconda spedizione verso il nuovo mondo. Questa volta le navi sono 17, per oltre 1200 uomini di equipaggio e attrezzature militari e civili per la stabile colonizzazione delle isole appena scoperte. E’ in questo secondo viaggio che, durante la sosta alle Canarie, vengono imbarcate sulle navi oltre 1000 piante di canna da zucchero. Sono queste canne, piantate dal figlio di Cristoforo Colombo (Ferdinando), che formeranno la prima piantagione di canna da zucchero dei caraibi: siamo a Hispaniola, l’attuale Santo Domingo.

Dai diari di Colombo stesso emerge come i Taino fossero popolazioni piuttosto pacifiche e inclusive. Essi vengono descritti come incapaci della violenza e inseriti in contesti sociali in cui il furto o l’omicidio sono cose sconosciute. Non è revisionismo storico o un attacco deliberato alla figura del mercante genovese, ma sta di fatto che, dalla seconda spedizione coloniale in poi, il rapporto con le popolazioni indigene si caratterizza per episodi di violenza e un trattamento dittatoriale da parte degli spagnoli e di Colombo stesso. Ogni avvisaglia di dissenso o ribellione verrà soffocato nel sangue e si calcola che, ben prima dell’arrivo dei primi missionari ad Hispaniola, siano morti per le violenze e le malattie portate dagli europei circa 1 milione di Taino. Si tratta di fatto di un genocidio, le lotte di personaggi illuminati come Pedro da Cordoba o Bartolomeo Las Casas per un trattamento più umano delle popolazioni indigene arriveranno in ritardo.

Il finale di questo racconto è amaro, riporta alla memoria vicende storiche che fanno male. La piaga della schiavitù ha caratterizzato spesso la storia umana. Rispetto a quanto raccontato esistono numerosi documenti storici, gli scritti degli stessi Pedro da Cordoba e Bartolomeo de Las Casas sono testimonianze indelebili di quanto accaduto. Se posso, vi consiglio di seguire questo link ad una pagina dell’università di Yale in cui sono raccolti molti spunti e collegamenti ad un vasto archivio di materiale storiografico.

Nel prossimo capitolo affronteremo la nascita dell’industria dello zucchero nel nuovo mondo, cercando di capire meglio anche da dove origina la parola “Rum”. Si parlerà di un periodo caratterizzato da lotte politiche ed economiche in cui lo zucchero e il rum diventano sempre più protagonisti. È in questa fase, di cui vi parlerò la prossima settimana, che si intrecciano le influenze spagnole, olandesi, inglesi e portoghesi. Accadono dei fatti che ancora oggi incidono, per esempio, nei nomi delle distillerie presenti in Guyana o nelle modalità con cui si sono differenziati i metodi produttivi del rum.

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